Cava Monachelle a Trani, la replica di Bottaro e di Gregorio: «Non fuma più da mesi, né rappresenta un pericolo. Lo dicono le carte»

Non si finisce mai di imparare e leggere certi comunicati di fine estate ci lascia basiti. Ormai è chiaro che parlare, confrontarsi, spiegare, documentare, fornire copie degli atti non serve a nulla, ogni sforzo è vano, perché, in ogni caso, alla fine manca la volontà di capire restando la volontà, fine a se stessa, di accusare.


Letteralmente dicono: «Appare incredibile come a distanza di un anno non si conoscano ancora le sostanze rilasciate dalla combustione. Sinora sono trapelate pochissime informazioni in merito al monitoraggio ambientale in barba alla più volte sventolata trasparenza sugli esiti del monitoraggio… Non si conoscono informazioni circa la composizione chimica delle emissioni volatili… L’assenza dei concreti dati di monitoraggio ambientale che avvolge questa triste vicenda ci sconforta».


Lo sconforto è invece il nostro di come si continua con estrema leggerezza a dare informazioni basate sul nulla.


Primo: fin dal 27 settembre 2017 l’Arpa ha accertato (sopralluogo e campionamento sulla particella 112 del terreno intriso della sostanza sversata del 27.9.2017), in seguito alle analisi svolte, la presenza, in forte concentrazione, di “idrocarburi pesanti che dal profilo gas cromatografico riconduce la sostanza ad una miscela di gasolio ed olii lubrificanti”.


Secondo: le indagini effettuate il 7 e l’11 dicembre 2017 dal prof. Damiano Manigrassi evidenziavano che:  «… In riferimento ai risultati ottenuti si evidenzia un reale rischio da esposizione da agenti chimici per tutti coloro che stazionassero in prossimità delle fonti emissive poiché sono state rilevate concentrazioni importanti di sostanze aromatiche, non è da sottovalutare il rischio da combustione per la presenza % di idrocarburi alifaticie di idrogeno. Si esclude la presenza di gas pericolosi per la salute quali acido cianidrico, acido solfidrico, ammoniaca. .. La preoccupazione che ne deriva è legata essenzialmente alla natura composizionale dei gas che si liberano nell’aria attraverso fessurazioni che gli stessi gas in pressione hanno creato. Essi sono composti da una frazione organica volatile e da idrogeno che nell’insieme potenzialmente sono combustibili…».


Terzo: l’amministrazione, al fine di tutelare la pubblica incolumità e pur trattandosi di un suolo privato ha incaricato, con l’autorizzazione della Procura della Repubblica ed il coordinamento del Consulente Tecnico incaricato prof. Francesco Fracassi, una ditta specializzata per eseguire i necessari interventi che hanno dato questi risultati (attività di maggio e luglio 2018 relazione del geologo dott. Locoratolo): «…. raggiunti i circa 3 metri dal p.c. del riporto sono stati rinvenuti i primi rifiuti dapprima solamente vetrosi e poi misti a plastica di varia natura;….le operazioni di scavo iniziate verso le 8,30 del mattino si sono concluse verso le ore 13,00 avendo raggiunto circa 8 m dal p.c. quando ci si è resi conto della presenza di solo materiale ascrivibile a terre e rocce da scavo e detriti di cava ancorché molto caldi. I rifiuti rinvenuti sono costituiti, come già accennato, da frammenti di vetro e plastica di dimensioni massime quasi sempre inferiori a 4-5 cm; il materiale plastico come già esposto, per le alte temperature a contatto con l’aria tende a prendere facilmente fuoco; i rifiuti a volte e in zone ben localizzate e delimitate sono visibilmente già anneriti e bruciati probabilmente per la presenza di infiltrazioni di aria dall’esterno che ha permesso fiamme vive».


Quarto: il Consulente della Procura ha svolto delle ulteriori indagini dell’aria e sta redigendo la consulenza, con l’esito di tutte le indagini svolte, che verrà depositata in Procura.


Quinto: il sito è privato ed è sottoposto a sequestro con una indagine penale in corso che naturalmente ha risvolti di segretezza istruttoria.


Sesto: le informazioni ed i documenti sopra riportati sono stati resi pubblici da tempo e comunque saranno ripubblicati ed addirittura nei giorni scorsi è stata data una copia, dopo una ricognizione della vicenda di oltre tre ore, della relazione del dott. Locoratolo di luglio 2018 agli stessi sottoscrittori della nota che si dicono «sconfortati».


Settimo: come confermato dagli stessi “notisti” la cava non è più fumante da mesi e non appena l’Amministrazione avrà possibilità di ricevere la Consulenza della Procura verificherà ulteriori interventi.


Quindi: la cava non fuma più da mesi; i rifiuti ritrovati sono vetro e plastica; è tuttora in corso una indagine penale da parte della Procura della Repubblica di Trani coperta dal segreto istruttorio; sono note da mesi le sostanze rilasciate dalla combustione; ogni informazione è stata regolarmente comunicata; le relazioni tecniche che era possibile pubblicare sono state pubblicate; alcuni atti addirittura sono stati consegnati in copia agli stessi Notisti; non appena sarà possibile si verificherà la possibilità di smaltire il materiale scavato.


Detto questo, è possibile mai continuare a leggere simili note e subire accuse di inerzia e poca trasparenza evidentemente e palesemente infondate? A chi giova?


P.S.: al fine di riportare la verità dei fatti  è purtroppo necessario a volte essere prolissi.


Amedeo Bottaro – sindaco di Trani


Michele di Gregorio – assessore all’ambiente del Comune di Trani

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