Il vescovo di Trani, al primo anniversario, predica l'accoglienza: «Coltiviamo l'attenzione al prossimo, partendo dai più piccoli»

«Avere degli atteggiamenti di accoglienza nei confronti dell'altro. Prestargli attenzione, aiuto e servizio indipendentemente dalla sua provenienza geografica, appartenenza, professione religiosa e qualsivoglia altro elemento: questo gli dobbiamo, perché l'altro è una persona».

Così monsignor Leonardo D'Ascenzo, arcivescovo di Trani, alla vigilia del primo anniversario della sua ordinazione episcopale e due settimane da quello dell'ingresso in diocesi: 14 e 27 gennaio 2018 sono le due date scolpite nella storia recente della comunità cattolica di Trani-Barletta-Bisceglie e nel cuore dello stesso presule.

Don Leonardo, come ancora oggi tanti affettuosamente lo chiamano, ha iniziato il suo cammino episcopale in punta di piedi, ma dando subito chiari segnali di vicinanza agli ultimi, fermamente ribaditi nell'incontro con i giornalisti avvenuto alla vigilia di queste ricorrenze, ma anche all'indomani del deprecabile episodio di Andria.

La diocesi è un'altra, ma la provincia è la stessa e le comunità troppo  vicine per ignorare l'aggressione nei confronti di un volontario ed un ospite della casa di accoglienza Santa Maria Goretti, diretta da don Geremia Acri.

Il responsabile di quel centro ha parlato di episodio circoscritto e che non fotografa una città civile ed ospitale, ed altrettanto dice mons. D'Ascenzo con riferimento alla sua diocesi, parlando di «una comunità viva, vivace e, soprattutto, sana e sensibile. Io mi sono inserito in questo atteggiamento, ed è un qualcosa che, prima di tutto, la comunità diocesana ha comunicato a me».

Il riferimento è alle numerose strutture di accoglienza della diocesi, la prima delle quali il presule visitò nel pomeriggio stesso del suo ingresso in città, vale a dire Il dormitorio Caritas intitolato a monsignor Giovan Battista Pichierri.

Il giorno successivo incontrò i detenuti del carcere, da lì a poco avrebbe visitato anche gli ospiti con disagio mentale del centro Jobel e la mensa Caritas di San Giuseppe, cui affluiscono i sempre più numerosi «nuovi poveri», vale a dire persone che hanno improvvisamente perso il lavoro ed entrano in una drammatica spirale cui soltanto una diocesi strutturalmente preparata può dare delle risposte.

Infatti, secondo mons. D'Ascenzo, «il servizio nei confronti dei più bisognosi nella nostra diocesi è molto bene organizzato. Noi faremo la nostra parte per migliorarlo ancora, ciascuno faccia la sua per ascoltare, prima ancora che accogliere il prossimo. Siamo una comunità in cammino, e cammino significa anche crescita: dobbiamo maturarlo l'atteggiamento dell'accoglienza, perché non si acquisisce una volta per tutte, ma domanda un'attenzione continua, soprattutto a partire dai più piccoli e dai più giovani».

Don Leonardo arrivò a Trani in punta di piedi e scelse, almeno inizialmente, di non toccare nulla nella struttura della diocesi che lo aveva appena accolto. Sono passati almeno sei mesi prima di un suo decreto che in qualche modo cominciasse a rappresentare la sua impronta ed altri, poi, si sono susseguiti.

Quale sarà, dunque, il suo percorso episcopale da qui in avanti? «Giunsi a Trani in una chiesa in cammino, con degli orientamenti già presi in un sinodo appena celebrato. Con il tempo le situazioni cambiano e domandano poi un adeguamento dei diversi servizi. Ovviamente - chiarisce -, questi indirizzi particolari non li ho portati con me perché già studiati precedentemente, ma li abbiamo cercati e trovati insieme con l'intera comunità diocesana, in modo particolare poi con gli organismi di partecipazione, attraverso un lavoro di confronto, lettura e discernimento. Tale percorso porterà ad altre decisioni in rapporto sia agli indirizzi, sia alle persone».

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