Oggi a Trani incontro sul Regolamento sui dehors: tutti i dubbi di Montaruli

Dopo l’incontro tenutosi lo scorso mercoledì 31 gennaio a Canosa di Puglia, durante il quale Simonetta Bonomi, Soprintendente Archeologia, belle arti e paesaggio per le Province di Barletta-Andria-Trani e Foggia ha anche bacchettato la città di Trani in merito alla recente approvazione del Regolamento sui dehors, anche la città marinara della Bat si attrezza convocando un incontro pubblico programmato per il giorno lunedì 5 febbraio, alle ore 16, nella Sala Azzurra del comune.

L’invito è stato indirizzato ad architetti, ingegneri, geometri, imprenditori della città di Trani, anche se non si conosce quali canali di informazione siano stati utilizzati vista l’inesistenza dell’informazione sugli organi di stampa e che solo grazie alla presente nota di Unimpresa Bat ne viene data divulgazione pubblica e diffusa. L’incontro si pone l’obiettivo di fornire chiarimenti ed approfondimenti sul nuovo Regolamento dehors.

Un incontro molto atteso perché sino ad ora del delicato argomento non si è ancora parlato diffusamente e pubblicamente a Trani nonostante sia già stato approvato dai competenti organismi già da molti mesi. Un incontro evidentemente tardivo che non recepisce i suggerimenti e le osservazioni che, come sta avvenendo a Canosa, avrebbero dovuto essere recepiti nelle fasi preliminari che evidentemente il comune di Trani ha inteso perseguire in solitaria o in compagnia di pochi fedelissimi.

Eppure anche a Trani di chiarimenti ce ne saranno da dare da parte degli “esperti” e degli “storici” che hanno pubblicato sui giornali di aver scritto la storia della città. Eppure è fortissima l’esigenza e la richiesta degli esercenti, anch’essi evidentemente esclusi da tutte le fasi preliminari di concertazione, di ottenere quella certezza del diritto così come lo chiedono i tecnici, i liberi professionisti e tutte quelle associazioni di categoria fuori dal “sistema”, stranamente e forzatamente escluse da un percorso di condivisione peraltro obbligatorio, previsto e richiesto anche dalle vigenti leggi.

Sono evidentemente contrariato per il percorso anomalo intrapreso dal comune di Trani e dall’Assessore alle attività produttive, Ivana D’Agostino. Intende continuare a ballare da sola visto lo stato di isolamento nel quale ha voluto rinchiudersi, attorniata da qualche fedelissimo compiacente che evidentemente non riesce a svolgere il ruolo istituzionale che compete. Abbiamo appreso di un incontro che si terrà lunedì pomeriggio nella Sala Azzurra a Trani. Mi auguro che all’incontro pubblico sia anche stata invitata la Soprintendente competente per territorio, Simonetta Bonomi la quale, già nello scorso incontro a Canosa, ha dichiarato la sua assoluta disponibilità a partecipare ad incontri come quello di Trani.

La presenza della Soprintendente ritengo sia fondamentale a Trani visto che sono tantissimi i dubbi suscitati dal Regolamento approvato, addirittura giudicato da qualche polisindacalista essere una pagina di storia della città, dimenticando che intere enciclopedie di brutta storia, anche a Trani, sono state scritte da tecnici, burocrati e politici che sino ad oggi hanno completamente ignorato di dotare la città, ad esempio, di un Regolamento centro storico, buffer zone, Zona ambientale, che già prevedesse modalità di intervento di arredo urbano, Norme di speciale tutela e linee di indirizzo per l’esecuzione degli interventi edilizi, norme sul colore, sui materiali e altri elementi che caratterizzano l’aspetto esteriore degli edifici, così come hanno ignorato che il rispetto del Codice dei beni culturali.  

Nel frattempo, da anni, costoro hanno solo provocato danni avendo completamente ignorato la figura della Soprintendenza ed elargendo a larga manica autorizzazioni che oggi si rivelano carta straccia e che producono pure danni agli esercenti i quali sono ora costretti a rimuovere quei manufatti, anche se autorizzati, gettando alle ortiche ingenti investimenti e un’intera programmazione economica messa in discussione, avendo anche rischiato conseguenze pesantissime, anche penali, in seguito ad eventuali controlli. Altro che scrivere la storia di Trani. Dalla lettura del Regolamento “storico” approvato dal comune di Trani, infatti, emergono enormi elementi di dubbio e di incertezza perché non si può relegare il tutto a semplici passaggi burocrati, stilistici e procedurali. La questione, invece, è di gran lunga un’altra e riguarda un percorso completamente ignorato dal comune di Trani, come affermato dalla Soprintendente, cioè la mancata individuazione di quelle che sono le caratteristiche dei luoghi e la loro conservazione e tutela.

Così come stiamo facendo ad Andria, anche a Trani si sarebbe prioritariamente dovuto individuare in modo preciso ed inequivocabile quali fossero quei luoghi, al fine di comprendere la diversità degli interventi da parte dei richiedenti le occupazioni che, peraltro, non possono prescindere da aspetti squisitamente urbanistici rispetto ai manufatti installati o da installare quali dehors con maggior grado di complessità strutturale: pedane, montanti verticali, paramenti, copertura, tende a rullo scorrevoli verso il basso i quali necessitano evidentemente di titoli abilitativi di natura edilizia che non sono stati adeguatamente individuati ed articolati nel provvedimento adottato a Trani. In merito al decoro urbano, così come ha affermato la Bonomi a Canosa, è importantissimo porre attenzione a quelli che sono gli spazi urbani soggetti a tutela dove ci sono gli edifici vincolati e questo l’esercente non lo sa e nel regolamento non viene indicato quindi è molto importante che le planimetrie, che non sono allegate al provvedimento adottato a Trani, siano molto chiare. Questo a Trani non è avvenuto, come confermato dalla Soprintendente a Canosa rispondendo proprio alle osservazioni di un rappresentante di categoria tranese presente all’incontro canosino. Questo percorso virtuoso, invece, lo si sta facendo a Canosa, ad Andria e a Foggia. Perché a Trani si è omessa questa procedura obbligatoria? Perché l’assessore D’Agostino non ci ha dato la possibilità di darle questi suggerimenti mancanti impedendoci di partecipare ai tavoli di lavoro? Altro elemento da sottolineare è la confusione che viene fatta tra autorizzazioni paesaggistiche e  quelle di tutela monumentale, che è l’argomento che investe la città di Trani. Se è vero che per tavolini e sedie non c’è bisogno di autorizzazione paesaggistica è pur vero che un centro storico non è detto che sia vincolato paesaggisticamente.

Si tratta quindi di tutela monumentale ed in applicazione dell’art. 21 del Codice dei beni culturali l’autorizzazione ad ogni intervento in genere su ogni bene culturale la competenza al rilascio è della Soprintendenza che è obbligata a rilasciarla. Ecco perché ai fini di tale procedura nelle planimetrie i luoghi preventivamente da salvaguardare devono essere ben chiari e specificati. A Trani dove sono? Il centro storico ha un suo regime di cautela e la Soprintendenza deve sempre essere consultata per quello che avviene all’interno dei centri storici e questo non riguarda solamente quegli immobili vincolati ma anche gli spazi di interesse artistico o storico quindi non è detto che sia uno spazio di pregio ma anche semplicemente un’area o un luogo che abbia un significato per la storia della città di Trani, anche di quella urbanistica. A Trani questo è stato fatto? Nel corso dell’incontro di lunedì siamo certi che saranno moltissimi gli elementi da mettere in discussione considerata la delicatezza della tematica, soprattutto la leggerezza con la quale la medesima è stata sinora affrontata. Altro che aver scritto la storia!

Il Presidente Unibat, Savino Montaruli

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